Non finiremo mai di raccontare la Sardegna quando è al massimo del suo splendore: fuori stagione.
Lo diciamo col cuore, è un vero, autentico peccato che le persone non possano o non desiderino vederla quando fioriscono i mandorli o le prime orchidee, quando gli uccellini riempiono l’aria di canti, quando il sole riscalda la pietra e toglie l’umido dell’ inverno, quando il mare è quieto e pescoso, la luce intensa ma calma e il sole non brucia. Tutto è verdissimo e il ruscello che d’estate secca, si affolla di piccole raganelle verdissime che salgono fino al giardino. In primavera escono i ricci a mangiare rumorosamente i croccantini dei gatti, passano le tartarughe e di notte la luce dei fari illumina volpi, leprotti o…chinghiali. Dopo i mandorli in fiore è la volta delle mimose, poi le ginestre e i ciclamini napoletani e infine a giugno, quando fioriscono i mirti, sappiamo che è estate, che il grande caldo accenderà i tramonti ma spegnerà molte voci.
A settembre con le prime due ore di pioggia si risvegliano gli uccellini, fioriscono le rose autunnali, la brutta ma aromaticissima inula viscosa, il corbezzolo e le timide scille autumnalis con gli scalogni selvatici. Si coglie l’uva mentre nell’ aranceto maturano mandarini, limoni e arance col profumo intenso del petit gris. E’ tempo di tornare a Liscia Ruja trovando forse 10 persone in spiaggia. Si può anche allungarsi nell’ interno per monumenti, siti o lo shopping d’artigianato senza arrostire. Fino al tempo delle prime castagne, della festa del torrone e delle bottiglie di Tanca Farra col primo camino acceso.
