| Gli stazzi
Le Querce nasce dalla ristrutturazione
di antichi stazzi della metà dell' 800 situati
in una zona chiamata Vaddi di Jatta, (Valle della Gatta).
Il nome pare attribuibile ai gatti selvatici che vivevano
qui ed il cui ultimo esemplare lo vedemmo attorno al 1978.
Il termine "stazzo" derivato dal latino "statio",
indica sia l'azienda che la casa d'abitazione.
In Gallura, il territorio è costellato da queste
particolari forme agropastorali ove le case sono esempi
di architettura spontanea che nascono a partire dal '700.
Gli edifici sono elementari forme abitative costituite
da muri in pietra, legata con impasti assai poveri e ricoperti
di semplice intonaco. I pavimenti sono in terra battuta
o, per i più recenti, marmette in cemento, mentre
il tetto, sorretto da travi e travetti in ginepro, presenta
un sottotetto in canne legate su cui appoggia una caldana
in terra e calce.
Le tegole sono semplicemente appoggiate e mancano totalmente
i pluviali.
Possono essere ad un unico locale o due e, quando sono
a L, l'appendice è rappresentata dalla stalla.
Ne troviamo anche di più grandi dovuti ad allargamenti
successivi o a due piani che frequentemente vengono chiamati
"palazzo".
L' habitat dello stazzo è dunque di tipo sparso
e, con il suo sistema abitativo, economico, per l'insieme
di usi, tradizioni e costumi ha dato vita a quella che
viene chiamata la "civiltà degli stazzi",
alquanto diversa dalle altre parallelamente formatesi
in Sardegna.
Nel
1839 viene attuato un editto,la cosiddetta legge "delle
chiudende" che, intendendo promuovere l'imprenditoria
agraria e organizzare un catasto, permette di cintare
i terreni.
Nasce così quel reticolo di muretti a secco che
vediamo tuttora nelle campagne e che cinge anche i terreni
de Le Querce.
De Le Querce, il figlio del vecchio proprietario raccontava
che il padre e il nonno, per cintare i terreni, avevano
fatto venire manovalanza fin dalla Toscana e avevano all'
uopo costruito lo stazzo.
Raccontava anche di un lavoro frenetico alla fine del
quale la famiglia possedeva terreni che si estendevano
per centinaia di ettari.
Dopo di allora Le Querce fu usata come alloggio dei carbonai
che disboscavano la collina per ricavarne carbone e successivamente
fu, più che abitazione, casa per la caccia, ricovero
di bestiame e stazione di ferma sulla via che dalla chiesetta
di Liscia di Vacca portava alla zona del Mulino di Arzachena.
Per altro i terreni a mare erano scarsamente produttivi
così veniva privilegiato l'agro dell' interno e
nella successione erano destinati alle donne. Questo determinò
l'abbandono di quelle campagne e dei relativi edifici
che trovarono nuova valorizzazione solo con lo sviluppo
della costa a partire dal 1965.
Gli
stazzi, pur essendo forme elementari e poverissime e mancando
sull' isola forti segnali di ricchezza e storia, rappresentano
il patrimonio edilizio storico della Gallura e sono sottoposti
alla Tutela delle Belle Arti.
E' bene tenere presente questo fatto poichè molti
pensano che ad abitazione semplice corrisponda una facilità
di acquisto, di ristrutturazione, di abitabilità
cosa che è puramente illusoria.
Uno stazzo isolato non solo è patrimonio storico
ma non ha acqua corrente nè scarichi, nè
luce, nè strada e un
terreno abbandonato chiede anni di bonifica. L'incanto
di uno stazzo ristrutturato è una magia fatta sì
di dispendi monetari ma ben più di moltissimo tempo,
moltissima cura, ed infinite energie.
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